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domande frequenti
A partire dal 1996, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) e l’Unione Europea hanno stabilito soglie di emissione sempre più vincolanti allo scopo di migliorare la qualità dell’aria. La normativa Tier 4 verrà introdotta in due fasi, iniziando nel 2011 con gli standard Tier 4A. Quando entreranno in vigore gli standard Tier 4B agli inizi del 2014, le soglie di particolato (PM) e di ossidi di azoto (NOx) risulteranno ridotte del 90% rispetto ai livelli della normativa Tier 3.
A livello di normative per la regolamentazione delle emissioni di scarico, qual è la differenza tra “Tier” e “Stage”?

L’EPA e la UE utilizzano una nomenclatura leggermente diversa in materia di normativa sulle emissioni. Al termine “Tier” dell’EPA corrisponde infatti il termine “Stage” della UE. New Holland ha scelto di usare il termine “Tier”. La normativa Tier 4A, definita talvolta anche come “Tier 4 provvisoria”, equivale alla Stage 3B, mentre la normativa Tier 4B equivale alla Stage 4.
Per quanto riguarda la nostra gamma di prodotti, siamo pronti ad adeguarci alla normativa Tier 4A con due diverse soluzioni: il ricircolo dei gas di scarico raffreddati (CEGR) e la riduzione catalitica selettiva (SCR).
La tecnologia CEGR richiede un sistema di scarico con filtro per ridurre il livello di particolato. La tecnologia SCR utilizza invece un sistema di post-trattamento con aggiunta di additivo per emissioni diesel DEF/AdBlue per ridurre gli inquinanti emessi dal motore.
Per ottenere il livello richiesto di emissioni con costi di esercizio minimi, New Holland utilizzerà la tecnologia SCR sulle macchine con potenza superiore a 100 CV e la tecnologia CEGR sulle macchine con potenza inferiore a 100 CV.
New Holland Agriculture ha adottato due soluzioni diverse in base ai vantaggi rispettivamente offerti poiché nell’agricoltura moderna l’approccio generalizzato non funziona. Il nostro impegno è finalizzato all’adozione delle migliori tecnologie attualmente disponibili per i motori allo scopo di ridurre i costi di esercizio e di aumentare la produttività. Ciò significa scegliere soluzioni specifiche per ogni singola macchina.
Per garantire ai clienti New Holland la tecnologia più efficiente, produttiva e affidabile per i motori delle macchine, abbiamo attinto alla vasta esperienza del nostro partner nello sviluppo dei motori: Fiat Powertrain Technologies (FPT). FPT è all’avanguardia nella realizzazione di sistemi a basse emissioni e ha utilizzato con successo le tecnologie CEGR e SCR in diverse applicazioni su strada e fuori strada. Per l’industria dei trasporti, per esempio, sono già stati prodotti oltre 150.000 motori SCR. Queste tecnologie hanno subito un’evoluzione e un affinamento continui, permettendo così di diminuire i costi di esercizio e di aumentare la produttività garantendo emissioni ridotte a un prezzo competitivo.
Le macchine agricole ad alta potenza, come i modelli più potenti di trattori, raccogli-trincia-caricatrici e mietitrebbie, generano più calore nel motore e richiedono quindi un sistema di raffreddamento più efficiente. Il sistema SCR rappresenta perciò la scelta naturale per le macchine oltre i 100 CV (75 kW), in quanto riduce la necessità di raffreddamento e nel contempo garantisce una potenza eccezionale.
Per i trattori più piccoli, con un livello di potenza inferiore e con una potenza termica smaltita inferiore (e conseguentemente con una minor necessità di raffreddamento), la soluzione ideale è invece rappresentata dal sistema CEGR, che si inserisce nel modulo esistente e garantisce un’ottima manovrabilità e una versatilità totale.
La tecnologia SCR è completamente separata dal funzionamento principale del motore e offre evidenti vantaggi in termini di prestazioni. I motori che utilizzano il sistema SCR “respirano” aria fresca e pulita invece dello smog di ricircolo, creando quindi le condizioni per una combustione ottimale. Il risultato è un incremento della potenza massima e una coppia più elevata per una miglior produttività e un maggior rendimento agricolo.
Inoltre, questa soluzione è pienamente compatibile con il sistema di controllo del motore New Holland Engine Power Management, che calibra la potenza sviluppata dal motore alle condizioni operative reali per migliorare le prestazioni e i consumi in tutte le situazioni.
La tecnologia CEGR è invece la soluzione ideale per le macchine a bassa potenza, perché consente di mantenere inalterata la loro compattezza senza quindi pregiudicare la loro eccezionale manovrabilità. Inoltre, questi modelli richiedono una capacità di raffreddamento inferiore, ragion per cui la soluzione CEGR può agevolmente essere alloggiata all’interno del vano motore.
New Holland ha realizzato soluzioni specifiche per ciascun prodotto tenendo conto dei rispettivi vantaggi. Ciò significa che il sistema SCR verrà utilizzato per le raccogli-trincia-caricatrici, le mietitrebbie e i trattori di grande potenza, cioè per macchine da 100 CV e oltre. Il sistema CEGR verrà invece utilizzato su prodotti più piccoli e compatti, al di sotto dei 100 CV.
No. Tutti i trattori costruiti prima del passaggio alla normativa Tier 4A sono esenti dall’applicazione dei nuovi standard Tier 4A EPA/UE. Poiché questa normativa non ha validità retroattiva, i motori New Holland emissionati Tier 3 non devono essere convertiti al sistema Tier 4A.
Dove verrà montato il sistema di post-trattamento e come cambierà il design delle macchine compatte in seguito all’utilizzo dei motori emissionati T4A?

New Holland è un’azienda autenticamente globale con una lunga tradizione di leadership tecnologica : dopo tutto, siamo sempre stati ai vertici dell’innovazione tecnica. Questo ci ha permesso di fare leva su una ricchissima esperienza nel settore della ricerca e sviluppo, e della progettazione delle nostre macchine. Per i clienti ciò significa che le nostre soluzioni Tier 4A di oggi e Tier 4B di domani saranno perfettamente integrate nei nostri prodotti. Tutte le nostre soluzioni tecnologiche Tier 4 sono parte integrante del design delle nostre macchine, senza richiedere antiestetiche aggiunte costruttive o ulteriori accessori.
Per esempio, il serbatoio AdBlue è facilmente riconoscibile grazie al tipico tappo blu ed è montato proprio accanto al serbatoio del diesel per facilitare i rifornimenti.
La vasta gamma di macchine New Holland a bassa potenza manterrà inalterata la compattezza delle dimensioni d’ingombro grazie alla tecnologia CEGR, che permette di far ricircolare nel sistema una quantità controllata di gas di scarico raffreddati per ridurre le temperature di combustione. Questa soluzione non comporta alcuna modifica delle dimensioni preesistenti del trattore e quindi non ne compromette in alcun modo l’eccezionale manovrabilità e versatilità.
Quanto influisce tutto questo sulla visibilità, sul peso e sulla manutenzione da parte del contoterzista?

L’impegno di New Holland Agriculture è offrire soluzioni intelligenti per migliorare l’efficienza e la produttività dei propri clienti. Le nostre soluzioni Tier 4A sono state completamente integrate in tutte le macchine, in modo tale da poter continuare a garantire ai clienti il rendimento e la produttività ai vertici del mercato tradizionalmente offerti dal nostro marchio. Queste soluzioni sono state pensate anche tenendo conto delle esigenze di assistibilità: per esempio, il serbatoio DEF/AdBlue è montato in posizione comoda per facilitare i rifornimenti.
Gli standard per le emissioni sono diventati sempre più limitativi, passando dalla normativa Tier 1 alla normativa Tier 3. In tutti questi anni New Holland ha sempre dimostrato di saper offrire macchine con un livello di emissioni acustiche e di scarico ben inferiore ai limiti previsti dalla normativa in vigore. Abbiamo ottenuto questi risultati grazie all’introduzione di soluzioni avanzate, come la tecnologia dei motori Common Rail. La tecnologia dei motori Common Rail è stata sviluppata dal Gruppo Fiat e da Fiat Powertrain Technologies ed è ora adottata come standard dall’intero settore.
Nella realizzazione delle nostre soluzioni per l’adeguamento alla normativa Tier 4, abbiamo avuto la possibilità di attingere alla vasta esperienza di Fiat Powertrain Technologies (FPT), il nostro partner per lo sviluppo dei motori, da sempre sinonimo di motori a basso impatto ambientale. Nella costruzione dei motori di sua produzione, FPT ha infatti sviluppato per prima dei sistemi a basse emissioni e ha applicato con successo le tecnologie CEGR e SRC in vari impieghi su strada e fuori strada. Ad oggi, per l’industria dei trasporti sono stati prodotti oltre 100.000 motori che utilizzano con successo la tecnologia SCR. Queste tecnologie hanno subito un’evoluzione e un affinamento continui, permettendo così di diminuire i costi di esercizio e di aumentare la produttività garantendo emissioni ridotte, ad un prezzo competitivo.
Siamo quindi pronti per l’adeguamento agli standard Tier 4A quando entreranno in vigore agli inizi del 2011 e continueremo a lavorare con FPT per perfezionare le nostre soluzioni tecnologiche e garantire così ai nostri clienti ciò che si aspettano da New Holland: produttività, prestazioni, economia di esercizio.
Ma soprattutto, New Holland sta già guardando avanti, ben oltre la stessa normativa Tier 4 di prossima attuazione. Abbiamo già sviluppato il primo trattore a idrogeno NH2™ che non produce emissioni ma solo un po’ di acqua. Questo progetto rientra in quel concetto di indipendenza energetica che è finalizzato a permettere alle aziende agricole di soddisfare autonomamente il proprio fabbisogno di energia.
Continueremo a lavorare con Fiat Powertrain Technologies, il nostro partner per lo sviluppo dei motori, allo scopo di realizzare delle soluzioni che garantiscano ai nostri clienti le prestazioni e l’economia di esercizio tradizionalmente offerti dalle nostre macchine. L’introduzione della tecnologia SCR fin dalla prima fase del processo di adeguamento normativo, agli inizi del 2011, ci assicura un vantaggio competitivo in quanto abbiamo già provveduto a investire in risorse di ricerca e sviluppo che si riveleranno preziosissime per l’adeguamento agli standard Tier 4B. Disponendo già di una tecnologia analoga, potremo infatti continuare a concentrare i nostri investimenti sullo sviluppo della prossima generazione di macchine agricole, arrivando così a ridefinire i parametri di economia di gestione, produttività e prestazioni.
È una soluzione di urea al 32,5% e di acqua demineralizzata al 67,5%, incolore e non tossica. Il DEF/AdBlue è un elemento chiave del sistema SCR, in quanto reagisce con i gas di scarico del motore in presenza di un catalizzatore, scomponendo i NOx in molecole innocue di vapore acqueo e azoto, entrambi naturalmente presenti nell’atmosfera. L’intero sistema è gestito da un’unità di controllo del dosaggio (DCU) che utilizza un sensore per monitorare i gas di scarico. La DCU riceve queste informazioni e le utilizza per calcolare la quantità esatta di DEF/AdBlue che deve essere aggiunta alla miscela. L’AdBlue è già in uso da oltre quattro anni nell’industria dei trasporti.
DEF (Diesel Exhaust Fluid) è il nome utilizzato in Nord America, mentre AdBlue è il nome con cui lo stesso prodotto viene commercializzato in Europa. AdBlue è un marchio commerciale di VDA (Verband der Automobilindustrie), l’associazione automobilistica tedesca.
Assolutamente no, perché è contenuto all’interno del sistema di post-trattamento. Inoltre, il sistema SCR comporta un aumento significativo sia della coppia che della potenza massima rispetto agli standard Tier 3.
Il bocchettone di riempimento del serbatoio del DEF/AdBlue è facilmente accessibile per i rifornimenti essendo posizionato accanto al serbatoio del diesel; inoltre, è prevista una spia luminosa che indica quando il livello dell’additivo è basso. Si tratta di una sostanza atossica, che può essere trasportata e stoccata come qualsiasi altro fluido utilizzato per i trattori, per esempio il combustibile e l’olio motore. Il DEF/AdBlue ha generalmente una durata di 6-12 mesi, a seconda delle condizioni di stoccaggio. Per mantenere inalterata tale durata, la temperatura di stoccaggio non dovrebbe essere inferiore a -11 °C (punto di congelamento del DEF/AdBlue) né superiore a 30 °C .
Tutti i concessionari ufficiali New Holland vendono il DEF/AdBlue in diversi formati per la massima comodità del cliente: dalle lattine da 10 litri ai serbatoi da 2.000 litri. New Holland è anche in grado di fornire l’AdBlue direttamente alle aziende agricole.
Il bocchettone di riempimento del serbatoio del DEF/AdBlue è facilmente accessibile per i rifornimenti essendo posizionato accanto al serbatoio del diesel; inoltre, è prevista una spia luminosa che indica quando il livello dell’additivo è basso. Si tratta di una sostanza atossica, che può essere trasportata e stoccata come qualsiasi altro fluido utilizzato per i trattori, per esempio il combustibile e l’olio motore. Il DEF/AdBlue ha generalmente una durata di 6-12 mesi, a seconda delle condizioni di stoccaggio. Per mantenere inalterata tale durata, la temperatura di stoccaggio non dovrebbe essere inferiore a -11 °C (punto di congelamento del DEF/AdBlue) né superiore a 30 °C.
L’impegno di New Holland Agriculture a favore del biodiesel è totale. Nella nostra posizione di “Clean Energy Leader”, è dal 2006 che stiamo sperimentando l’utilizzo del biodiesel nelle applicazioni agricole. Ora intendiamo ribadire il nostro impegno a favore di questo combustibile a basso impatto ambientale investendo in un’ampia attività di ricerca che ci consenta di chiarire ulteriormente l’impiego del biodiesel in riferimento ai motori emissionati Tier 4A.
Con il sistema SCR il tipo di olio utilizzato è sempre lo stesso. Inoltre, non è necessario utilizzare costosi additivi per il diesel in quanto il sistema funziona con il diesel normale indipendentemente dalla qualità del combustibile. Con il sistema CEGR, per il filtro del particolato si richiede un olio a basso tenore di ceneri; potrebbe anche essere necessaria una maggior frequenza del cambio dell’olio oppure una coppa dell’olio maggiorata a causa dei livelli più elevati di particolato nel motore.
New Holland Agriculture, in collaborazione con il nostro partner per lo sviluppo dei motori Fiat Powertrain Technologies, ha già sviluppato e affinato queste soluzioni in modo tale da assicurare una riduzione dei costi di esercizio e un aumento della produttività garantendo così emissioni ridotte..
Biodiesel è il nome con cui si definisce un combustibile alternativo non inquinante, ottenuto da risorse rinnovabili e disponibili sul territorio, come gli oli vegetali. Il biodiesel non contiene petrolio, ma può essere miscelato in varie proporzioni con il diesel per creare una miscela di biodiesel. Il biodiesel può essere utilizzato nei motori con iniezione per compressione (diesel) senza alcuna rilevante modifica interna. Il biodiesel è ecologico, semplice da usare, biodegradabile, atossico ed essenzialmente privo di zolfo e di idrocarburi aromatici.
Combustibile ad impatto zero di CO2 , il biodiesel è un’alternativa al diesel e alla nafta e può ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Diversi studi hanno indicato anche che l’inquinamento da particolato delle automobili risulta massicciamente ridotto con l’utilizzo del biodiesel; per questa ragione, viene impiegato sugli autobus urbani in molte città e metropoli. Il biodiesel assicura inoltre una combustione più pulita e funge da lubrificante per il motore, potendosi così sostituire ai normali additivi.
Il biodiesel viene prodotto dai grassi o dagli oli tramite un processo detto di transesterificazione, consistente in una reazione chimica tra un olio e un alcool per eliminare la glicerina, che è un sottoprodotto del processo. Il nome chimico del biodiesel è “metilestere (o etilestere) di acido grasso”. Gli oli vengono miscelati con idrossido di sodio e metanolo (o etanolo) e dalla successiva reazione chimica si ottengono biodiesel e glicerolo (una parte di glicerolo ogni 10 parti di biodiesel).
No. Il biodiesel si ottiene da qualsiasi olio vegetale, inclusi quelli derivati da piante come il girasole, l’arachide e la colza. Può essere ottenuto anche da oli esausti (come quelli utilizzati per la cottura dei cibi nei ristoranti) e dai grassi animali. Sono attualmente in corso delle ricerche mirate a sviluppare fonti più sostenibili di olio, comprese le alghe (con un solo ettaro di alghe si potrebbero produrre migliaia di litri di olio).
Il biodiesel può essere utilizzato puro oppure miscelato con il gasolio per autotrazione in varie proporzioni.
Il biodiesel è il solo combustibile alternativo a soddisfare pienamente i requisiti di prova per gli effetti sulla salute previsti dalla legge statunitense “Clean Air Act” (che definisce le responsabilità dell’EPA a livello nazionale ai fini della protezione e del miglioramento della qualità dell’aria e dello strato di ozono nella stratosfera; United States Code : titolo 42, capitolo 85). Rispetto alle emissioni del diesel, l’utilizzo del biodiesel in un motore diesel tradizionale comporta una notevole riduzione del particolato, del monossido di carbonio e degli idrocarburi incombusti. Inoltre, con il biodiesel le emissioni di scarico degli ossidi di zolfo e dei solfati (i componenti principali delle piogge acide) sono praticamente azzerate rispetto al diesel.
Fonte: The National Biodiesel Board (Commissione nazionale USA per il biodiesel).
Il biodiesel è effettivamente uno dei carburanti alternativi rinnovabili più ampiamente testati del mercato. Sono stati portati a termine diversi studi indipendenti che dimostrano come il comportamento del biodiesel sia molto simile a quello del diesel tradizionale, ma con effetti molto meno dannosi sull’ambiente.
Il biodiesel può essere utilizzato in tutti i motori diesel, con nessuna o ben poche modifiche al motore o il sistema di iniezione del combustibile. Il biodiesel esplica l’azione di un solvente e può quindi accumulare sulle pareti del serbatoio combustibile e sui tubi del combustibile dei depositi residuati dal diesel utilizzato in precedenza. Questi depositi possono inizialmente ostruire i filtri del combustibile e perciò è opportuno prendere le dovute precauzioni per assicurarsi che nel motore diesel venga utilizzato solo biodiesel a norma (EN 590).
Innanzi tutto dimostra che la tecnologia a idrogeno è applicabile anche a un trattore tradizionale: infatti, il trattore a idrogeno mantiene prevalentemente le caratteristiche di un trattore tradizionale, sia nell’estetica sia nei componenti principali (tranne che per l’assenza del motore a scoppio). Inoltre, dimostra che questa tecnologia è applicabile ai trattori. Questo è però solo l’inizio di una nuova era che potrebbe segnare il graduale allontanamento dell’agricoltura dall’utilizzo dei combustibili fossili.
È un prototipo e come tale non ha un prezzo commerciale. Trattandosi di una prima applicazione sperimentale della tecnologia delle celle a combustibile e della produzione di idrogeno e considerati i prevedibili sviluppi di entrambe è possibile che un simile prodotto possa diventare commercialmente proponibile in un futuro nemmeno troppo lontano. Da parte nostra, continueremo ad affinare lo sviluppo del prodotto e a restare in prima linea nell’evoluzione di questa nuova e interessante tecnologia. L’obiettivo di New Holland era dimostrare la fattibilità di un trattore alimentato a idrogeno come parte integrante del concetto di indipendenza energetica dell’azienda agricola. Nelle fasi successive, verranno sviluppati prototipi ancora più avanzati.
Assolutamente no! Se infatti è vero che il trattore NH²™ è un concept, le tecnologie che ne stanno alla base sono reali e sono già in fase di sviluppo commerciale più o meno avanzato.
New Holland ritiene che possa essere disponibile in un futuro non troppo lontano. La tecnologia esiste già. Ora tutto dipende dall’evoluzione dei costi dei componenti principali.
La tecnologia necessaria per la realizzazione dell’azienda agricola energeticamente autosufficiente è già disponibile?

Sì, la tecnologia esiste già. Con i futuri sviluppi tecnologici si otterrà un’ulteriore riduzione dei costi e una maggiore disponibilità sul mercato.
Questo trattore rivoluzionario ha un design concettuale e ciò non significa che in futuro i trattori New Holland debbano riprenderne lo styling.
No, non esistono limiti di potenza per i trattori alimentati a idrogeno. Ma finora abbiamo concentrato la nostra attenzione sui trattori di gamma media con circa 130 CV di potenza.
Sì, emette acqua e vapore. La cella a combustibile reagisce nel modo seguente: H₂ + ½ O₂ —► H₂0 (acqua) + elettroni.
Inoltre, l’idrogeno ha il contenuto energetico più elevato per peso unitario di qualsiasi altro combustibile noto (120,7 kJ/g). Quando l’idrogeno reagisce con l’ossigeno, i soli sottoprodotti sono il calore e l’acqua. Il processo di conversione dell’idrogeno in energia utilizzando motori o cellule a combustibile è molto più efficiente rispetto a quanto avviene in condizioni analoghe con la benzina.
Fonte: Dipartimento dell’Energia statunitense
Oltre alle emissioni zero, esistono anche altri vantaggi :
- Livello fonometrico non percepibile: 55 dB(A)
- Trasmissione a variazione continua per eccellenza: nessun ingranaggio, nessuna perdita di potenza grazie alla trasmissione elettrica continua
- Potenza erogata solo quando serve, quindi con risparmio di energia
- Nessun inversore elettroidraulico: è sufficiente invertire il motore elettrico (invertire il flusso di corrente)
- Regime della PdP da 0 a 1.000 giri/min
Quali sono i vari tipi di energia utilizzabili nell’azienda agricola energeticamente autosufficiente?

Dipende dalle risorse rinnovabili su cui punta l’azienda agricola. L’idrogeno può essere ottenuto da varie fonti di energia, come biomassa, energia eolica, energia solare e rifiuti.
Sì e no. Attualmente la maggior parte dell’idrogeno di produzione commerciale è ottenuto da processi che emettono CO2. Tuttavia, il concetto di indipendenza energetica dell’azienda agricola promuove e dimostra la fattibilità della produzione di idrogeno da risorse rinnovabili, con emissioni inquinanti estremamente ridotte.
Ma l’idrogeno e le celle a combustibile non sono forse tecnologie che saranno disponibili non prima dei prossimi 10-20 anni?

Assolutamente no! I costi dei componenti principali stanno diminuendo rapidamente. Inoltre, gli esperti ritengono che questa tecnologia sia fattibile nel prossimo futuro. E anche l’Unione Europea spinge in questa direzione con l’obiettivo europeo dei tre “20” da qui al 2020 per tutti gli Stati membri, cioè: ridurre del 20% le emissioni di gas serra rispetto al 1990; migliorare del 20% il rendimento energetico; utilizzare il 20% di energie rinnovabili nella produzione energetica. Si sta promuovendo l’utilizzo dell’elettricità, dell’idrogeno e di altre fonti energetiche rinnovabili.
L’idrogeno è l’elemento più abbondante nell’universo. Tuttavia, è sempre legato a qualche altro elemento, come l’ossigeno (nell’acqua) o il carbonio (nelle piante). L’idrogeno è dovunque intorno a noi ma per utilizzarlo dobbiamo prima separarlo dagli altri elementi ad esso legati. Uno dei vantaggi dell’idrogeno è che può essere ottenuto da molte risorse locali come l’acqua, le piante, il carbone, il gas naturale e perfino le alghe. L’idrogeno è un vettore energetico. L’energia per produrlo può essere ottenuta da qualsiasi risorsa rinnovabile come i rifiuti, la biomassa, l’energia solare (per esempio, con le tecnologie attuali, 600 m² di pannelli fotovoltaici sarebbero sufficienti a generare l’energia necessaria all’NH²™) o l’energia eolica. Utilizzando l’acqua, si potrebbe invece produrre energia attraverso un processo cosiddetto di elettrolisi. L’idrogeno potrebbe venire accumulato e utilizzato per azionare le macchine oppure essere riconvertito in elettricità per azionare altre apparecchiature. È il completamento ideale di altre risorse che non sono in grado di assicurare una produzione costante di energia, come il sole e il vento, perché non possono essere accumulate come l’idrogeno.
L’elettrolizzatore utilizza la corrente elettrica per scindere l’acqua nelle molecole che la compongono: idrogeno e ossigeno. L’idrogeno viene raccolto al catodo e l’ossigeno all’anodo. Il funzionamento di un elettrolizzatore è sostanzialmente opposto a quello di una cella a combustibile.
Per l’elettrolisi non è necessaria una grande quantità di acqua. L’idrogeno estratto da un litro di acqua utilizzando un generatore di idrogeno potrebbe essere sufficiente per la propulsione di un veicolo a idrogeno più o meno quanto lo è un litro di benzina per un veicolo tradizionale. Negli Stati Uniti è stata condotta un’altra interessante analisi. Ci si è posti la domanda seguente: se tutte le auto funzionassero a idrogeno e se tutto l’idrogeno fosse prodotto dall’acqua, resteremmo senza acqua? La conversione dell’attuale parco automobilistico statunitense in veicoli a celle di combustibile richiederebbe circa 300 miliardi di litri di acqua all’anno per la produzione dell’idrogeno necessario. In ogni caso, oggi per la produzione di benzina occorrono circa 900 miliardi di litri di acqua all’anno. Perciò, rispetto all’utilizzo attuale dell’acqua per la produzione dei combustibili fossili, questa soluzione comporterebbe in realtà un risparmio significativo di acqua.
Fonte: Hydrogenappliances.com
New Holland ha sviluppato questo progetto in un arco di tempo molto breve. La costruzione del primo prototipo ha richiesto non più di quattro mesi. Ciò è stato possibile solo grazie ai lunghi anni di ricerca del Gruppo Fiat e dei suoi partner.
I missili Ariane 5 utilizzavano una miscela di propellenti (ergoli), tra cui anche l’idrogeno. In questo caso, però, l’idrogeno veniva utilizzato in forma liquida e combinato con altri ossidanti per la combustione e la generazione di energia. Nel trattore NH²™, invece, la potenza si ottiene da una cella a combustibile, senza combustione. Si tratta, perciò, di un processo completamente diverso.
Dipende dalla situazione particolare di ogni singola azienda. Per le aziende che producono già energia elettrica da altre fonti, come il biogas, i costi di realizzazione sarebbero inferiori rispetto a quelli delle aziende con la necessità di impiantare ex-novo un sistema a energia solare o eolica. Tuttavia, in pochi anni l’investimento necessario per un sistema di questo genere diventerebbe fattibile in termini di costi e, secondo le nostre stime, si ripagherebbe in 3 anni o anche meno.
La coppia di questo trattore è 300 Nm. L’autonomia attuale del trattore è invece di 1,5-2 ore, con un serbatoio da 110 litri di idrogeno a una pressione di 350 bar. Va notato che si tratta del primo prototipo e che ci sono ampi margini di miglioramento. Per esempio, aumentando la pressione e le dimensioni del serbatoio, l’autonomia dei futuri prototipi potrebbe raggiungere valori accettabili.
Se è vero che l’idrogeno ha uno spettro di infiammabilità più ampio rispetto a quello della benzina, bisogna tuttavia considerare anche la percentuale complessiva di rischio di incendio dovuto a un rilascio accidentale dell’idrogeno in atmosfera. Oltre allo spettro di infiammabilità, ogni combustibile ha proprietà diverse di cui occorre tenere altrettanto conto. Per esempio, il ristretto spettro di infiammabilità della benzina è fuorviante, in quanto può essere frequentemente e facilmente raggiunto durante la normale manipolazione da parte dell’utente e certamente in caso di fuoriuscita. Naturalmente, con la benzina si verificano degli incendi ma, come sappiamo, non si verificano certo ogni volta che i vapori di benzina vengono a contatto dell’aria, in quanto i vapori non riescono sempre a trovare immediatamente un innesco. L’idrogeno ha uno spettro di infiammabilità più ampio, ma siccome è più leggero dell’aria (50 volte più leggero dei vapori di benzina e perfino dell’elio) e si diffonde 12 volte più velocemente dei vapori di benzina, è molto difficile che l’idrogeno trovi un innesco adatto in un ambiente aperto, come per esempio una stazione di rifornimento.
I sistemi di rifornimento dell’idrogeno per autotrazione sono progettati per garantire la sicurezza del pubblico, esattamente come i sistemi di rifornimento della benzina. Se è vero che entrambi i sistemi di rifornimento utilizzano manichette e valvole di sicurezza e sistemi di monitoraggio, nel caso dell’idrogeno si va addirittura oltre. I distributori di idrogeno sono infatti sistemi “chiusi”, il che significa che il combustibile non è esposto all’aria, a differenza della benzina che può fuoriuscire abbastanza facilmente durante i rifornimenti. Questo criterio progettuale del sistema chiuso mantiene sempre l’idrogeno all’interno di una opportuna sede di contenimento e impedisce all’ossigeno o all’aria di mischiarsi con l’idrogeno stesso, escludendo così la presenza di uno dei materiali combustibili necessari per provocare un incendio. Ciò riduce ulteriormente la già scarsa capacità di ignizione dell’idrogeno rispetto alla benzina, prevenendo sempre la possibilità che una scintilla o una fonte di innesco possa interagire con il gas.
Fonte: Shell Hydrogen LLC
Respirare accidentalmente una piccola quantità d’idrogeno non causa alcun rischio per la salute. L’idrogeno non è tossico per l’uomo, per gli animali e per l’ambiente. Come altri gas di uso comune, l’idrogeno respinge l’ossigeno e si sostituisce a quest’ultimo. Poiché l’idrogeno si disperde molto rapidamente nell’ambiente, esiste un rischio bassissimo di respirarne in quantità eccessive.
Sì, l’elettricità di per sé sarebbe più efficiente ma l’elettricità è anche energia che deve essere accumulata per poter essere utilizzata su un trattore. L’elettricità dovrebbe essere accumulata nelle batterie ma per consentire l’autonomia media di un trattore queste batterie dovrebbero avere delle dimensioni e un peso talmente elevati da non permetterne l’installazione a bordo del veicolo. Considerando 8 ore di lavoro nell’azienda agricola, il consumo di un trattore è di circa 368 kWH al giorno. Per supportare un’operatività di questa durata pur con batterie di ultima generazione, occorrerebbe una batteria di circa 3,2 m³ (l’attuale cubatura dei serbatoi di idrogeno è di 0,1 m³)! Inoltre, una batteria di questo genere peserebbe circa 6,5 tonnellate! Diventa quindi praticamente impossibile sviluppare un trattore con una batteria di questo peso e di queste dimensioni. Esisterebbero poi altri problemi: la capacità di queste batterie si riduce del 20% all’anno. Dopo 5 anni, la capacità sarebbe ridotta addirittura al 40% e una ricarica rapida sarebbe praticamente impossibile: per ricaricare un trattore in 1 ora, occorrerebbe infatti una centralina media da 600 kW. E ricaricare una batteria con questa potenza significherebbe probabilmente danneggiarla. Infine, sorge spontanea una domanda: dove smaltire una batteria da 6 tonnellate? Per queste ragioni, la batteria non è una soluzione prevedibile per i trattori. Le batterie sono utili per le automobili, perché possono coprire distanze brevi, funzionare a piena potenza per una quantità di tempo minima e ricaricarsi in frenata; inoltre la ricarica potrebbe avvenire di notte a costi relativamente contenuti. Ma per i trattori non è così.
Sì! Questo è il primo trattore agricolo alimentato a idrogeno. In passato sono state proposte altre iniziative per l’utilizzo di altri tipi di celle a combustibile ma mai con l’idrogeno. Nel 1959 un trattore Allis Chalmers è stato alimentato con celle a combustibile alcaline. Tuttavia, è importante sottolineare che il combustibile non era idrogeno ma propano.
La prima dimostrazione delle celle a combustibile fu tenuta nel 1839 ad opera di Sir William Grove. Tuttavia, è solo nel 1959 che si è arrivati alla dimostrazione di una cella a combustibile autenticamente funzionante. Dopo l’utilizzo nel programma spaziale della NASA, l’interesse per le celle a combustibile è calato fino agli anni Novanta quando sono stati avviati progetti di ricerca e sviluppo in vista di una sempre più probabile commercializzazione.
Fonte: fuelcelltoday.com
Esistono vari tipi di celle a combustibile, che solitamente si differenziano per l’elettrolita contenuto al loro interno. I tipi più conosciuti sono: alcaline, ai carbonati fusi, ad acido fosforico, a membrana a scambio protonico, all’ossido solido. Attualmente la ricerca si sta concentrando anche sulle celle a combustibile a metanolo diretto e su quelle rigenerative.
Fonte: fuelcelltoday.com
Una cella (detta anche pila) a combustibile è un dispositivo elettrochimico che produce elettricità e calore da un combustibile (spesso l’idrogeno) e dall’ossigeno. A differenza di quanto avviene in un motore tradizionale, per fare ciò non occorre bruciare il combustibile, assicurando quindi un meccanismo d’azione più efficiente e meno inquinante.
Fonte: fuelcelltoday.com
Mentre una batteria accumula e rilascia elettricità attraverso un processo chimico, una cella a combustibile produce energia attraverso la reazione del combustibile con l’aria. La batteria avrà quindi un’autonomia di funzionamento limitata e, una volta esaurita, dovrà essere ricaricata o smaltita. Viceversa, la cella a combustibile continua a funzionare e a produrre energia fin tanto che è assicurata la presenza del combustibile e dell’ossigeno. Fonte: fuelcelltoday.com
Le celle a combustibile in sé non costituiscono una fonte di energia, bensì producono energia attraverso l’utilizzo di un combustibile. Se questo combustibile è ottenuto da fonti rinnovabili, allora le celle a combustibile possono costituire una componente importante della catena energetica. L’idrogeno potrebbe infatti essere utilizzato per accumulare energia a intermittenza e le cellule a combustibile potrebbero riconvertire questo idrogeno in energia quando serve.
Fonte: fuelcelltoday.com






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